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Opere di Filippino Lippi

"Sacra Conversazione"


Tommaso di Piero, "Sacra Conversione"

Il commento
di Maria Pia Mannini

Autore: Tommaso di Piero detto il Trombetto (Prato, circa 1464 - dopo il 1529)

Titolo: "Sacra Conversazione"- Madonna con Bambino tra i Santi Rocco, Giovannino, Sebastiano, Domenico e Leonardo

Caratteristiche: Tempera su tavola, cm 180,5 x 173,5

Ubicazione: Prato, Museo Civico, inventario 1850


Il commento di Maria Pia Mannini

Proviene dal convento di San Domenico, dove era appesa «nel corridore del Dormentorio».
È significativo il ricordo che ne fa Cesare Guasti nel 1850: «Una tavola con Nostra Donna, seduta in trono che tiene il putto ritto in piè sulle sue ginocchia. A destra, stanno in piedi i SS. Rocco, Sebastiano e San Giovannino, in ginocchio, di più piccole dimensioni, a sinistra, S. Domenico e S. Lorenzo, pittura che Carlo Pini giudica con tutta certezza di Neri di Bicci, ma delle peggiori». L'opera, che risulta la più importante del nutrito corpus del pittore pratese, presenta delle peculiarità morfologiche e stilistiche tipiche del suo stile, messe in luce dalla Lapi Ballerini.
Il Morselli notò dietro la figura di san Sebastiano la scomparsa del tronco d'albero, sostituito da una colonna di gusto archeologizzante di porfido. Un'importante citazione da Filippino (I LIPPI A PRATO 1994) è rappresentata proprio dalla figura inginocchiata del Battista Bambino, derivata dalla pala per la chiesa fiorentina di Santo Spirito, di Tanai de' Nerli (divenuto poi podestà di Prato nel 1498) Nell'analisi delle fisionomie di alcuni santi, come quelli sul lato destro della composizione (in particolare nel san Domenico con il giovane diacono Lorenzo) tradisce una maggiore complessità mimica che fa pensare a un “suggerimento“ di un pittore più maturo, forse il cosiddetto Maestro della Natività Johnson (alias Domenico di Zanobi), collaboratore di Filippo Lippi a Firenze e a Prato. In particolare è stringente il confronto con la tavola della collezione Luzzetti con la Madonna col Bambino in trono tra i santi Pietro, Giovanni Battista, Giacomo e Biagio (già nella collezione Hyvrier di Parigi, come Filippo Lippi e successivamente data a Pietro di Lorenzo di Pratese), inclusa dal Fahy (1966, 1976) nel corpus del Maestro della Natività Johnson e riconfermata allo stesso da Tartuferi (in BELLESI 1999 n. 5 pp. 27-30), databile entro la fine del nono decennio del secolo. Si ritrovano gli stessi zigomi pronunciati con capigliature folte e ricadenti (nel confronto è palmare la vicinanza con san Biagio), mentre nell'impostazione plastico-spaziale, e nella vivace cromia, con il pavimento a marmi policromi, riprendono analoghe soluzioni ghirlandaiesche. Un elemento di datazione è rappresentato dalle stoffe della cortina del trono e dal tappeto ai piedi della Madonna, ispirati sia nella composizione che nei colori, all'importante pala del Ghirlandaio di Lucca (circa 1480-1485).

Bibliografia
GUASTI 1888, pp. 53-54; NUTI 1934, 1, pp. 298, 303.; MARCHINI 1963, p. 43; NUTI 1941, 3-4, p. 266; DATINI 1972, p. 60; MORSELLI 1987; LAPI BALLERINI 1986, pp. 19, 31 e nota 26; MORSELLI 1987, p. 36 n. 6; FANTAPPIÈ 1987, p. 11; I LIPPI A PRATO 1993, p. 95.


 
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