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Opere di Filippino Lippi

L'affresco ritrovato nel Palazzo Pretorio

L'opera inedita, realizzata dalla bottega di Filippo Lippi (Giannino della Magna con Fra Diamante), raffigurante un angelo reggistemma con l'arme del podestā Antonio di Lorenzo Spinelli di Firenze, č stata scoperta durante i restauri del Palazzo Pretorio di Prato tutt'ora in corso.
L'affresco č databile nel 1457, anno di nascita di Filippino Lippi che viene celebrato nella sua cittā natale con una mostra a lui dedicata.
Il restauro č stato eseguito da Giuseppe Gavazzi e Amedeo Lepri.


Immagini dell'affresco ritrovato

L'affresco ancora tra le pietre delle mura

L'angelo reggistemma ancora nascosto dall'intonaco


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Il restauro

immagine dell'angelo reggistemma restaurato Restauro a cura di Giuseppe Gavazzi e Amedeo Lepri per A.R.C. (arte, restauro, conservazione), sotto la direzione della dott.ssa Cristina Gnoni della competente Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio e della Conservatrice del Museo Civico Maria Pia Mannini.
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Relazione a cura della dott. Maria Pia Mannini (conservatrice del Museo Civico di Prato)

Durante il restauro strutturale del palazzo pretorio, tuttora in corso, è venuto in luce un interessante frammento di affresco di epoca quattrocentesca che testimonia le complesse vicende strutturali e artistiche subite dal palazzo e le sue stratificazioni storiche nel corso dei secoli.

La collocazione di questo reperto si trovava all'esterno del palazzo, tra il ballatoio della scala e la loggia sottostante, sotto il livello dell'attuale pavimento,in un'intercapedine del muro,addossata alla parete dell' ex-chiesa di San Donato, oggi Palazzo Valentini.

Il frammento,molto lacunoso,di dimensioni di circa 3 metri quadrati di larghezza e 3,20 altezza,rappresenta la figura di un angelo o genio alato nudo. dal corpo ben delineato con grazia acerba,che sorregge uno ghirlanda con uno stemma all'interno di una nicchia polilobata.

Nella parte superiore più lacunosa è riconoscibile un leone accucciato acefalo. Sono visibili anche dei delicati racemi vegetali che si dipartono come motivo decorativo. Il leone dovrebbe rappresentare il simbolo del potere fiorentino (il Marzocco) e la gualdrappa rossa svolazzante con i gigli,l'arme del Comune di Prato. L'affresco che appariva ad una prima lettura assai compromesso dall'umidità ed in precario stato di conservazione per cui è stato deciso il suo tempestivo stacco, in modo da poterlo restaurare e rendere fruibile. Nel caso di questo ritrovamento la ricerca araldica è stata determinante per ricostruire non solo la cronologia esatta del documento pittorico ma anche utile per l'identificazione storica della figura del committente.

La lettura araldica dello stemma inserito nella nicchia,caratterizzato da un leone giallo ( ossia d'oro) in campo azzurro,vaiato in bianco (d'argento) in campo azzurro, consente di identificare esattamente il nome del committente: il podestà Antonio di Lorenzo Spinelli, podestà a Prato nella prima metà del 1457. Lo Spinelli , di famiglia fiorentina, con il palazzo in Borgo Santa Croce e la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Croce, era imparentato con la figlia del podestà Piero di Cosimo Corsini . L'antica professione degli Spinelli era quella di pellicciai ( vaiai) infatti nello stemma è appunto presente il motivo del vaio (pelliccia di scoiattolo).

Gli Spinelli rivestirono numerose cariche nel Quattrocento e per ben tre volte furono podestà di Prato: nel 1447 con Buonsignore di Niccolò, con Antonio nel 1457, come si ricava dalle Tratte degli Estrinseci pubblicati dal Guasti, e ancora al 1476 con il nipote di Buonsignore.

Infatti i documenti , a proposito dei lavori del Lippi nel cantiere del Duomo, parlano anche di molti adornamenti a fresco di soggetto araldico, eseguiti nel Palazzo Pretorio, per i podestà in carica soprattutto tra la fine del 1456 e gli inizi del 1457 (sono registrati pagamenti nel mese di novembre e dicembre per conto del podestà Piero di Cosimo Corsini) e tra questi l'unica decorazione che si è scoperta, è proprio quella relativa al podestà Antonio di Lorenzo Spinelli che era il genero del Corsini e che lo segue nell'incarico di Podestà a Prato.

Il restauro è stato utile per analizzare la materia pittorica e per individuare la mano del pittore che si colloca nello stretto entourage del Lippi, Giannino della Magna,garzone pratese del Lippi con la collaborazione di Fra Diamante, principale assistente del Lippi .

Bisogna pensare che il 1456 fu un anno fondamentale per la vita del celebre frate pittore perché scoppiò lo scandalo della sua fuga d'amore con la giovane Lucrezia Buti, conversa del monastero di Santa Margherita da cui nacque nel 1457 il figlio Filippino.

dott. Maria Pia Mannini
(conservatrice del Museo Civico di Prato)


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