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Presentazione della mostra

di Antonio Paolucci, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino

La mostra che tanto successo di pubblico e di critica sta riscuotendo a Palazzo Strozzi verrà ricordata perché ha segnato l’emersione smagliante e inconfutabile di Filippino Lippi.
Non che il pittore non fosse conosciuto e apprezzato per la sua sensibilità d’avanguardia, per l’eccentricità grafica, per le dolcissime arie sentimentali, per le incursioni protomanieriste che agitano, come una tempesta di primavera, gli umanistici statuti della inquietudine e della grazia. Gli affreschi della cappella Strozzi in Santa Maria Novella e quelli della cappella Carafa alla Minerva di Roma, insegnano.
Queste cose le sapevamo e Filippino si collocava, da sempre, molto in alto nella considerazione degli amatori e degli studiosi. Quello che fino a ora mancava perché la percezione critica del ruolo dell’artista fosse completa, era il confronto con Botticelli. Dal confronto emerge con chiarezza (con la didattica evidenza che solo una mostra quando è ben pensata e ben realizzata può offrire) che Filippino è grande come il suo maestro e compagno di strada.
Il confronto non diminuisce Botticelli. Porta Filippino al suo livello ed esalta il genio di tutti e due. Fa di entrambi gli alfieri in figura di quel tempo felice che colloca Firenze (ce lo ha insegnato una volta per tutte Eugenio Garin) allo zenith della civiltà europea. Esiste una intelligenza critica profonda nel popolo delle mostre.
Il successo di pubblico in Palazzo Strozzi si spiega con la percezione visiva della assoluta eccellenza di una certa epoca della storia. Quello che tutti sapevano non fosse altro che per i ricordi di scuola, è stato reso visibile con semplicità ed efficacia.
La gente se lo aspettava, lo desiderava e ha risposto con gratitudine ed entusiasmo.
Filippino è presente in Firenze dentro Palazzo Strozzi che era la casa del suo committente più importante e che era più o meno come le vediamo oggi quando lui era vivo. Ma Filippino era di Prato. A Prato ha lasciato testimonianze preziose del suo genio. Bene ha fatto quindi la sua città natale a dedicargli, nel quinto centenario della morte, una mostra che si collega a quella di Palazzo Strozzi, ne sviluppa i contenuti, ne amplifica il messaggio.
Ci voleva l’impegno di Maria Pia Mannini (donna filippinesca per estrosa sensibilità e inquietudine intellettuale) perché il progetto, finanziato dall’Amministrazione civica, vedesse la luce.
Jonathan Katz Nelson, il giovane e brillante studioso americano che tanta e decisiva parte ha avuto negli studi recenti sul pittore, ha fornito la sua specialistica competenza. A entrambi, in questa bella primavera fiorentina e pratese dedicata a Filippino, va la mia gratitudine.

Antonio Paolucci
Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino

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